Mangiare in Germania

Mangiare in Germania
Tempo di lettura: 7 min.

Uno dei compromessi più grandi che gli italiani all’estero sono costretti ad accettare, è il cambio di dieta. Mangiare, o anche solo fare la spesa in Germania è tipicamente uno shock per chi decide di trasferirsi qui per lunghi periodi. Da un lato i piatti tipici non sono affatto male, ma dall’altro gli ingredienti basilari sono decisamente diversi e questo può far rimpiangere la decisione di essersi trasferiti.

Su una cosa possiamo stare certi, l’esperienza del cibo all’estero per un Italiano è spesso traumatica. O per lo meno appare tale, se ascoltiamo una delle più grandi lamentele degli italiani nei gruppi Facebook.

Cercare cibo italiano all’estero

Sui gruppi Facebook di italiani residenti all’estero, uno dei punti su cui ci si lamenta di più è il cibo. Ci sono quelli che si lamentano del sapore delle verdure, quelli che detestano la cucina locale, quelli che spacciano i nomi delle migliori pizzerie gestite da italiani per italiani nelle grandi metropoli. Qui a Berlino me ne vengono in mente almeno 3 che sono spesso nominate, inoltre una famosa pizzeria di Napoli ha appene aperto una filiale qui da noi, con grande seguito di pubblico.

Gli italiani si possono trovare dappertutto, e in ogni città riescono a trovare il modo di aggregarsi e unirsi in gruppi. Ovviamente non c’è niente di male in questo, se non il rischio di non integrarsi mai veramente nella città che ci ospita. Spesso il processo di isolamento all’interno di una bolla italiana nella città in cui ci si trova, comincia proprio dal rapporto con il cibo.

Comincia in maniera sottile, ci si lamenta del fatto che non si trovano alcuni tipi di prodotti quando si va a fare la spesa. Poi la cosa sfugge di mano, e cominciamo a lamentarci del sapore delle verdure che non è come in Italia. Sembra che sia difficile da digerire che la tradizione culinaria al di fuori dell’Italia sia diversa, e spesso ci sono così così tanti pregiudizi a riguardo, che non ci si prova nemmeno a capirla. Il cibo italiano si trova in Italia, questa è una cosa che dovremmo tenere a mente. Se proprio ci manca, bisognerebbe considerare di tornare in patria. Lamentarsi che costi un occhio della testa comprare prodotti a marchio italiano quando si fa la spesa, è inutile e deleterio.

Il rischio di non adattarsi

Molto spesso il cibo è sinonimo di tradizione e di casa, e nonostante cercare supporto nelle comunità italiane all’estero non sia di per sé una cosa sbagliata, a lungo termine rischia di illuderci che ci troviamo ancora in Italia. Se tutti i nostri contatti sociali passano quasi esclusivamente attraverso altri italiani e non proviamo nemmeno a capire la cultura che abbiamo fuori dalla porta di casa, io credo che ci sia un problema.

Non che sia impossibile vivere tutta la propria vita in una città straniera frequentando solo connazionali, ma penso che sia un peccato e un’opportunità mancata. Come accennavo prima, infatti, parte dal rifiuto della cucina locale, passa attraverso la frequentazione esclusiva dei connazionali e poi arriva fino al non imparare nemmeno la base della lingua locale. Ci si riduce ad essere lo straniero per tutta la vita.

Fare la spesa

Uno dei modi migliori per adattarsi e capire al meglio il rapporto con il cibo del paese in cui ci si trova, è fare la spesa. Seppure manchino alcuni tipi di cibo italiano (per esempio, qui a Berlino mancano i biscotti frollini), si incontrano però altri prodotti, e anche una lavorazione delle materie prime diversa, che non va disprezzata, andrebbe invece capita.

Io, che sono fissato con il capire le cose piuttosto che saperle e basta, mi sono chiesto cosa volesse dire davvero mangiare in Germania, quale fosse il loro rapporto con il cibo. Mi sono domandato come potrei usare quello che trovo qui con la mia esperienza in cucina per creare dei piatti che mi soddisfino.

Ci sono anche dei supermercati che offrono solo prodotti italiani di importazione diretta. Ci sono andato una volta sola, e mi sono trovato così male che non ho ripetuto l’esperienza. Il posto era peggio di un discount, male illuminato, con gli scaffali quasi vuoti e con una scelta molto limitata di prodotti. Oltre che essere per me fuori mano, io consiglio di evitare posti del genere. Piuttosto fatevi una ragione del fatto che abitate all’estero e che il vero cibo tradizionale italiano lo mangerete quando andate in Italia per le vacanze.

Il ghetto siamo noi, quando non ci adattiamo

L’estremo dell’incapacità di adattamento di alcuni stranieri a Berlino, ha come effetto una ghettizzazione auto-indotta. Quando la vita sociale si limita ai connazionali nella città straniera e quando si frequentano quasi esclusivamente locali italiani nel proprio tempo libero, si crea un ghetto.

Tra l’altro, giusto per essere chiari, mangiare piatti tipici in Germania è spesso una piacevole sorpresa che consiglio a tutti.

Magari il ghetto non sarà una zona precisa della città e forse non lo percepiremo come tale, ma quando dimostriamo di voler stare solo con i nostri connazionali nonostante l’essere immersi in un’altra società, ci stiamo rinchiudendo in un ghetto astratto. Oltre che poco intelligente, è anche un peccato. Vivere immersi in socialità diversa dalla nostra arricchisce solo se siamo disposti a entrare in contatto con essa.

Questo non vuol dire abbandonare i propri amici italiani e frequentare solo autoctoni, ovviamente. Vuol dire imparare la lingua e non avere paura di usarla quando necessario; frequentare locali di ogni tipo; mangiare piatti locali della Germania e, se si ha la possibilità, farsi degli amici stranieri.

Lamentarsi non ha senso

Qui a Berlino, la lamentela riguardo al cibo è spesso accompagnata a un’insofferenza nei confronti dei tedeschi (i berlinesi in particolare), che sono troppo freddi, troppo burberi, bevono solo birra e altre banalità di questo tipo. Ho solo una domanda per chi spesso si ritrova a pensare quelle cose: “Perché rimani? Forse potresti trovarti meglio altrove.” Se davvero il sono mangiare in Germania è per te un problema, forse non è il posto ideale per essere sereno.

Il rapporto con il cibo è solo un pretesto per far capire che c’è molto altro che la difficoltà nel fare la spesa quando si vive all’estero. Chi rifiuta di adattarsi e vive nel ghetto con soli connazionali, perde una buona parte dell’esperienza stessa del vivere all’estero, ed è un peccato.

Vorrei inoltre sottolineare, come forse vi sarete accorti da soli, che lamentarsi ha solo effetti negativi. Aumenta lo stress che influisce anche sulla salute fisica, genera altri pensieri negativi e la frequenza di atteggiamenti scontrosi e negativi. Insomma, solo cose brutte vengono dalla lamentela. Link a riguardo più in basso.

Conclusioni

Mangiare cibo italiano all’estero è complicato. Che si tratti di fare la spesa, o dell’offerta dei ristoranti della zona, comunque richiede dei compromessi. Se ci rifiutiamo di accettare che la cucina all’estero è per forza di cose diversa, rischiamo di chiuderci in noi stessi e di ricercare una vita italiana dove non è possibile che ci sia.

Va bene frequentare di tanto in tanto una buona pizzeria o anche il ristorante italiano dove troviamo i piatti della nostra tradizione, ma non dobbiamo scordare che nel momento in cui decidiamo di vivere fuori dai confini italiani, implicitamente accettiamo di fare i conti con un’altra cultura. Questo significa farlo anche a tavola.

Non ghettizziamoci, cerchiamo invece di vivere il paese che ci ospita in ogni suo aspetto, cerchiamo di capirlo e di essere tolleranti. Magari non ci faremo mai degli amici stranieri, ma potremo dire di essere diventati, per certi aspetti, come loro.

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Giacomo Lanzi

Giacomo Lanzi

Dopo studi in psicologia e letteratura, dal 2010 mi sono dedicato alla grafica web e all'editing per testi universitari. Sono un content creator per il web dal 2012. Dopo un'esperienza di due anni come manager di un team italiano per una compagnia internazionale a Berlino, ho deciso di tornare alla libera professione e di dedicarmi del tutto al web. Oggi offro servizi come autore, content creator, grafico web e SEO expert. Mi caratterizzano un attitudine al pensiero critico, abilità nella guida di un team, la cura dei dettagli e l'impegno che metto in ogni progetto, siano essi personali o professionali.

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